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	<title>adoptanegotiator.org &#187; E.U.</title>
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		<title>Una ragione in più..</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 23:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cinquina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre a Bonn proseguono i negoziati sui cambiamenti climatici, una ragione in più ci spinge per chiedere un futuro migliore ai nostri negoziatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-933" title="bp" src="http://www.greensharing.org/wp/wp-content/uploads/2010/06/nathanielkunkel-294x300.jpg" alt="" width="235" height="240" /></p>
<p>Il post di oggi è scritto grazie al contributo di Fabio dell&#8217;associazione Greensharing.org.</p>
<p>La sfida ai cambiamenti climatici è molto complessa. Le sue cause sono molte, tutte collegate tra di loro e una di queste è l&#8217;approvvigionamento energetico. In questi giorni a Bonn i negoziatori di circa 190 stati stanno trattando, in seno alle Nazioni Unite, per cercare una soluzione al problema dei cambiamenti climatici, ma non tutti lo fanno con la stessa convinzione, anzi..</p>
<p>Cambiare le politiche di approvvigionamento energetico da combustibili fossili a fonti rinnovabili deve essere una priorità per tutti i governi, anche a prescindere dai cambiamenti climatici. La speranza è di ricevere un segnale forte e deciso dai negoziati, ma perché dobbiamo continuare ad aspettare per avere l&#8217;opportunità di poter vivere in un mondo migliore?</p>
<p>Ormai sono diversi giorni che sentite parlare della fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico e del disastro ambientale che ha creato; ad essere precisi dal 20 Aprile, quando undici persone sono tragicamente morte nell&#8217;esplosione sulla piattaforma di trivellazione Deepwater Horizon della BP. 36 ore dopo, l&#8217;impianto affonda e da allora, con la rottura dei condotti che collegavano la piattaforma al pozzo di trivellazione, una quantità imprecisata di petrolio inizia ad inquinare quelle acque.</p>
<p>È triste dirlo ma, nonostante le tecnologie e le menti di scienziati e tecnici a disposizione, ad oggi non c&#8217;è una stima attendibile di quanto petrolio stia uscendo. Da un lato c&#8217;è la naturale reticenza di BP, colpevole dell&#8217;accaduto, nel fare una stima seria, dall&#8217;altra c&#8217;è la mancanza di una imposizione forte da parte del governo USA che non asseconda le richieste di trasparenza avanzate da una preoccupata comunità scientifica.</p>
<p>Se una prima stima governativa (viziata da errori di metodo) indicava una fuoriuscita di 5.000 barili al giorno, i filmati seguenti, il primo reso pubblico dalla stessa BP ed il secondo fornito dalla NASA, hanno permesso di fare stime più reali che portano il conto dei barili di petrolio a ben 70.000! Giusto per chiarezza, parliamo di 2.940.000 galloni, circa 11.129.110 litri&#8230; più di <strong>undici milioni di litri di petrolio al ogni giorno</strong>, più di <strong>una </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Exxon_Valdez"><strong>Exxon Valdez</strong></a><strong> ogni 4 giorni!!</strong></p>
<table border="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zZKAQDieI5Y">video della BP che mostra la fuoriuscita di petrolio da una delle tre falle</a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mCWW5xt3Hc8 ">spettacolare video della NASA che mostra dal satellite l\&#8217;estendersi della marea nera fino al 24 Maggio</a></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Come già detto, purtroppo non abbiamo ancora una stima del petrolio fuoriuscito e questa incertezza non fa altro che dare a BP meno pressione e più facilità di manovra, non solo tecnica ma anche mediatica. Assicurare davanti ai media che il problema sarebbe stato risolto in due settimane ed invece continuare a fallire fino ad oggi, un mese e mezzo dopo l&#8217;esplosione, ha un diverso impatto nell&#8217;opinione pubblica a seconda di quanto petrolio al giorno costa a tutti noi la loro incapacità. Se poi allarghiamo il discorso al lato economico, non può non saltare all&#8217;occhio il problema del risarcimento danni.</p>
<p>La BP ha fin da subito dichiarato che risarcirà i danni che ha provocato, ma allora si ipotizzavano dai mille ai 5000 barili al giorno di perdita. Con le più recenti stime e con la marea nera che sempre più si avvicina alle coste invadendole, monta la preoccupazione della popolazione che vive in quelle zone e già sono evidenti i danni all&#8217;economia che si basa molto su pesca e turismo. Sono inoltre previste bonifiche da centinaia di milioni di dollari che però difficilmente ricreeranno l&#8217;habitat alle specie a rischio ospitate nelle riserve e nei santuari marini. La preoccupazione sale anche alla Casa Bianca e le ultime dichiarazioni di Obama anticipano già lo scontro che ci sarà in tribunale con la BP ma, visto che l&#8217;entità di questo risarcimento si giocherà sui numeri, è davvero un peccato che non abbiano avuto la fermezza per imporre una valutazione seria della situazione.</p>
<p>Potete usare questo <a href="http://www.pbs.org/newshour/rundown/2010/05/how-much-oil-has-spilled-in-the-gulf-of-mexico.html">widget</a> per avere un&#8217;idea di quanto petrolio sia finora uscito, ma i numeri, soprattutto per cifre così grandi, il più delle volte sono sterili, mentre spesso <em>un&#8217;immagine vale più di mille parole.</em></p>
<p><em><img class="aligncenter size-medium wp-image-8770" title="Gulf Oil Spill" src="http://adoptanegotiator.org/wp-content/uploads/2010/06/01-300x195.jpg" alt="Gulf Oil Spill" width="300" height="195" /><br />
</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Che noia, che barba.. che barba, che noia..</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 15:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cinquina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sapete cosa sia il Gigatonne Gap? Oltre questo, non c'è molto altro da dire oggi.. per ora..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giornata di oggi alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si sta rivelando una delle più noiose mai registrate.</p>
<p>Al momento sono ancora dentro la plenaria (sono le 5 di pomeriggio) aspettando che finalmente cominci la riunione del gruppo di lavoro sull’azione cooperativa di lungo termine. Voi vi chiederete, dove è il problema? Bhè, il problema consiste nel fatto che la riunione sarebbe dovuta cominciare per le undici e trenta di questa mattina.</p>
<p>Buon segno (vuol dire che si sta trattando qualcosa di importante all’interno delle sale chiuse agli osservatori e alla stampa)?</p>
<p>Cattivo segno (vuol dire che non trovano accora un accordo sul da farsi)? Come al solito è impossibile da sapere fino a che non ci saranno le dichiarazioni ufficiali,  ma fattostà che è dalle dieci di questa mattina che sono seduto su questa sedia aspettando che finalmente si cominci.</p>
<p>Nel frattempo la definizione che qui a Bonn è più sulla bocca di tutti, o in altre parole quella che desta la maggiore preoccupazione a livello negoziale, è “Gigatonne Gap”.</p>
<div id="attachment_8311" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-8311" title="PICT3497" src="http://adoptanegotiator.org/wp-content/uploads/2010/04/PICT3497-300x225.jpg" alt="noia noia noia" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">noia noia noia</p></div>
<p>Cosa vuol dire gigatonne gap? Tradotta letteralmente in italiano vorrebbe dire: buco di gigatoni, ma in realtà è semplicemente la differenza tra il livello delle riduzioni di emissioni di carbonio promesse dai vari paesi e il livello reale necessario affinché ci sia una buona probabilità di mantenere il riscaldamento globale sotto i due gradi centigradi.</p>
<p>Questo divario di gigatoni tra quanto serve e quanto promesso è racchiuso in una forbice che va dai 5 ai 9 gigatoni di anidride carbonica equivalente – ricordo che un gigatone equivale ad un miliardo di tonnellate.</p>
<p>La principale causa di questo divario è soprattutto dovuta alla mancanza di volontà e ambizione mostrata dai paesi durante le trattative dell’anno scorso e dagli espedienti utilizzati dai paesi per mascherare le loro presunte riduzioni nelle emissioni.</p>
<p>Sono sicuro che si battaglierà molto su questo argomento, sia all’interno dei negoziati stessi che tra i diplomatici ed il mondo delle ONG e della società civile.</p>
<p>Nel frattempo la giornata sta per finire anche se ufficialmente ancora non è cominciata.</p>
<p>Stasera dovrebbero annunciare anche il numero delle future conferenze e la loro dislocazione.</p>
<p>A questo punto, con niente altro da dire visto che non è successo praticamente nulla (a porte aperte), non ci resta che aspettare e tenervi aggiornati attraverso commenti.</p>
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		<title>La corsa agli ostacoli è ufficialmente cominciata!</title>
		<link>http://adoptanegotiator.org/2010/04/10/la-corsa-agli-ostacoli-e-ufficialmente-cominciata/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 15:16:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cinquina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[è ufficialmente cominciata la corsa agli ostacoli da parte delle diverse delegazioni per arrivare al COP16 con delle aspettative maggiori rispetto l'anno passato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le prime giornate qui a Bonn confermano come il COP15 di Copenhagen si sia risolto in un insuccesso. Mentre abbiamo Paesi come l’Australia o gli Stati Uniti che non ritengono il COP15 un flop, molti altri sostengono la tesi opposta e, in un’istituzione dove tutto è basato sul consenso, una così ampia diversità di vedute non può che farlo considerare difatti un insuccesso.</p>
<p>Inoltre, a confermare la mia tesi che quanto accaduto al COP15 si sia rivelato <strong>più un danno che altro</strong>, l’argomento “accordo di Copenhagen” sembra essere qualcosa in <strong>più di un semplice ostacolo</strong> sul proseguimento dei negoziati. Sembra infatti che <strong>la spaccatura tra i Paesi </strong>che, a questo punto dei negoziati, vogliono continuare a lavorare su quello che è l’accordo di Copenhagen e i Paesi che si rifiutano di farlo chiedendo un nuovo testo negoziale <strong>sia diventata consistente</strong>.</p>
<div id="attachment_8183" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.flickr.com/photos/akiwitz/2786320322/"><img class="size-full wp-image-8183" title="blog3" src="http://adoptanegotiator.org/wp-content/uploads/2010/04/blog3.jpg" alt="I delegati cercano già di superare il primo ostacolo.." width="500" height="302" /></a><p class="wp-caption-text">I delegati cercano già di superare il primo ostacolo..</p></div>
<p>In particolare, durante le riunioni dell’LCA (azione cooperativa di lungo termine), si sta discutendo molto su<strong> quale testo utilizzare per</strong> poter cominciare effettivamente a <strong>trattare</strong> – e qui rientra in gioco l’<em>accordo di Copenhagen</em>: come detto precedentemente, ci sono <em>paesi che lo vogliono utlizzare</em> come base negoziale mentre <em>altri che vogliono utilizzare l’ultimo documento prodotto dal gruppo di lavoro ad hoc sull’LCA</em> (AWG-LCA) a Copenhagen.</p>
<p>La differenza sostanziale dei due, oltre ovviamente al loro contenuto, sta nel fatto che l’<strong>ultimo documento dell’AWG-LCA è maturato internamente l’UNFCCC</strong>, quindi costruito attraverso i negoziati ed il consenso di tutti i paesi all’interno delle Nazioni Unite, dove tutti hanno diritto ad essere rappresentati e ascoltati, mentr<strong>e l’accordo di Copenhagen è stato presentato da una cerchia ristretta di paesi </strong>a tutti gli altri come un accordo da prendere o lasciare – la Bolivia ha ricordato in sala come nello stipulare questo accordo 160 paesi siano stati tagliati fuori dalle decisioni!</p>
<p>Ma ci sono anche altre divergenze e problemi da risolvere nell’immediato.</p>
<p>Il <strong>futuro del Protocollo di Kyoto</strong> è ancora avvolto nel mistero. Cosa accadrà alla seconda parte del Protocollo? Sarà ancora in vigore nel 2013? Su questo si discuterà ancora moltissimo, possiamo metterci la mano sul fuoco.</p>
<p>In generale possiamo quindi affermare che in questo weekend si tratta soprattutto sulle <strong>questioni organizzative e procedurali</strong>, come ad esempio <em>quanti incontri debbano essere fissati da giugno fino a dicembre</em>. C’è chi sostiene<strong> due siano sufficienti</strong> (USA), <strong>chi</strong> ritiene che due sia il minimo necessario e <strong>ne vorrebbe 4</strong> (la maggioranza dei paesi). Si discute anche su <strong>dove questi incontri debbano essere effettuati</strong>; il gruppo del G77 e la Cina punta forte su <em>Ginevra e New York</em> per poter assicurare una maggiore rilevanza alle intersessioni e una maggiore copertura in termini di presenze.</p>
<p>La strada che porta al COP16 di Cancun è ancora abbastanza (e relativamente) lunga e questo weekend ha mostrato come le trattative che ci aspettano saranno piuttosto intense.</p>
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		</item>
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		<title>Gimme Hope Jo&#8217;anna!</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 14:27:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cinquina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa è andato storto a Copenhagen? Su cosa dobbiamo puntare per il futuro dei negoziati?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che a Copenhagen per il COP15 siano stati commessi <strong>errori importanti e profondi</strong> da parte di tutti: i <em>governi</em>, le <em>ONG</em> (organizzazioni non governative), la <em>stampa</em>, la <em>società civile</em> e sarebbe auspicabile che tutti guardassero indietro per cercare di capire <em>dove si è sbagliato</em>.<br />
Personalmente ritengo che si sia voluto tentare l&#8217;impresa quando in realtà in pochi erano pronti a sostenerla.</p>
<p><em> I governi</em>. <strong>Pronti</strong>, loro, di sicuro <strong>non lo erano</strong> o almeno molti di loro non lo erano. Gli<strong> interessi particolari</strong> dei governi dei vari Paesi erano e sono ancora <strong>troppo forti</strong>. Così alcuni Paesi sembrano non tener conto per nulla del futuro immediato della loro popolazione (India ad esempio), altri continuano a comportarsi come fossero loro i padroni del mondo (Cina e USA), altri ancora sembrano in grado di poter recitare solamente il ruolo di comparse di lusso (EU), mentre la maggioranza dei Paesi non sembra capire che <strong>nell’intero processo dell’UNFCCC</strong>, come in tutti i negoziati, <strong>il compromesso è d’obbligo</strong> – ogni soggetto dovrà fare delle rinunce rispetto alle proprie attese per giungere ad un accordo comune.</p>
<p><em> Le ONG</em>. È vero, nelle trattative è fondamentale chiedere sempre più di quanto si vuole. È una pratica alla base di ogni negoziato, no? Se a me sta bene 100, proverò a chiedere 130, così, se saprò giocare bene le mie carte nella trattativa, magari arriverò ad avere 100. Purtroppo questa tecnica non è sempre efficace, soprattutto se quanto si chiede è palesemente di più di quanto si possa sperare di ottenere: <strong>chiedere a tutti i costi un accordo quando le premesse non ci sono, può infatti diventare molto rischioso</strong>.</p>
<p>Porre il <strong>COP15 come l’ultima opportunità</strong> (<em>“o ora o mai più”</em>) per avere un accordo vincolante sul clima quando in realtà era piuttosto evidente come sarebbe stato impossibile farlo, è stato<strong> un errore</strong>, <strong>una forzatur</strong>a che si sarebbe potuta evitare. È giusto spingere per avere sempre qualcosa in più, ma si sarebbe dovuto fare in un modo più costruttivo.</p>
<div id="attachment_8109" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-8109 " title="blog2" src="http://adoptanegotiator.org/wp-content/uploads/2010/04/blog2.jpg" alt="è tempo di raccogliere i cocci di Copenhagen" width="500" height="334" /><p class="wp-caption-text">è tempo di raccogliere i cocci di Copenhagen</p></div>
<p>Che cosa abbiamo ora? Circa quattro mesi di stallo derivanti dal naufragio di Copenhagen, dove cinque Paesi hanno deciso di ritenere l’UNFCCC così poco importante da presentare un loro accordo invece di costruirlo insieme alle altre parti.</p>
<p>Oggi, primo giorno di negoziati, i Paesi non fanno nient’altro che <strong>chiedere di restaurare la fiducia nell’UNFCCC</strong> attraverso <strong>la trasparenza e l’inclusione</strong>. Come dire, tutto da ricostruire.. e questo si sarebbe potuto evitare.</p>
<p><em>La società civile</em>. Le persone comuni hanno avuto l’opportunità di farsi sentire davvero al COP15. E l’hanno fatto, ma forse <strong>non come avrebbero potuto</strong> data l’importanza dell’evento. Si, è vero che la risposta della società civile è stata globale e comunque importante rispetto quanto accadeva anche dieci anni fa, ma comunque possiamo dire che non è stata abbastanza.</p>
<p><em>La stampa</em>. La copertura mediatica era notevole a Copenhagen. Spesso è volentieri però si è parlato più delle persone arrestate (e subito dopo rilasciate poiché si trattava di “arresti preventivi”) che di altri argomenti ben più importanti, come la quasi totale mancanza di trasparenza all’interno del Bella Center di Copenhagen emersa durante gli ultimi giorni del COP15.</p>
<p>Ora bisogna essere <strong>più realisti e meno sognatori</strong>: sappiamo che <em>in Messico</em> <em>un accordo </em>giusto, ambizioso e con valenza legale <strong>è molto improbabile</strong> se non impossibile. Ma questo non vuol dire nulla, anzi, deve spingerci a lavorare tutti con convinzione affinchè un accordo reale e degno di questo nome avvenga il prima possibile.<br />
E si deve farlo passando già attraverso Bonn1, le altre intersessioni e il COP16.<br />
Un anno fa Copenhagen era stata presentata come l’ultima spiaggia ed il risultato è davanti ai nostri occhi. Ora più realisticamente possiamo dire che il <strong>Sud Africa</strong>, ovvero dove si terrà nel 2011 il COP17, <strong>sarà la vera opportunità da non sprecare e dove riporre tutte le nostre speranze</strong> (Johannesburg give me hope!, come nella famosa canzone).</p>
<p>Consci che queste trattative non possono durare appena sette mesi, verosimilmente il <strong>Messico</strong> più che il traguardo finale rappresenterà <strong>solo una tappa, seppur fondamentale </strong>per costruire un accordo vero e duraturo; ed allora <strong>il nostro compito </strong>(come cittadini) è di <strong>assicurare la pressione necessaria e preparare il campo affinchè i governi e i negoziatori lavorino per tutto questo</strong>, rispettando i tempi necessari affinchè si arrivi ad una conclusione finale che sia <strong>giusta, ambiziosa e legalmente vincolante</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Déjà vu</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 14:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cinquina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appena arrivato a Bonn mi sembra di rivivere le stesse situazioni di circa un anno fa, ma con sentimenti ed uno stato d'animo diverso..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, dopo poco meno di quattro mesi dalla mia ultima presenza in un &#8220;territorio&#8221; ONU, sono rientrato dentro il Maritim Hotel di Bonn per il <strong>primo incontro ufficiale</strong> dell’<strong>UNFCCC</strong> (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) del 2010.<br />
Questo in Germania sarà il primo di una nuova serie di incontri che porteranno al <strong>COP16</strong> (Conferenza delle Parti) che si terrà in <strong>Mexico</strong> nelle due settimane a cavallo tra <strong>novembre e dicembre 2010</strong>.</p>
<p>Ho una strana sensazione che mi pervade da quando sono qui, in un posto lontano da casa dove però si è già stati e si conosce tutto molto bene: stesse poltrone, stesse persone, stesse cose da fare.. è come se stessi vivendo un <strong>déjà vu</strong>.<br />
Questa volta però le <strong>aspettative sembrano un po’ diverse</strong>.</p>
<p>Che cosa dovremmo aspettarci da questo processo interno all’UNFCCC dopo <strong>il flop del COP15</strong> di Copenhagen? Sinceramente (e con molta preoccupazione) <strong>non credo molto accadrà nell&#8217;immediato</strong> e le <strong>aspettative sono ancora da stabilire</strong>.</p>
<p>Come mai ho questo presentimento? Bhè, l’atmosfera qui a Bonn <strong>sembra molto più rilassata</strong> rispetto le ultime intersessioni (riunioni di preparazione al COP) alle quali ho partecipato e ovviamente al più recente COP15. <strong>Yvo de Boer</strong>, il segretario generale dell’UNFCCC, ha già annunciato che a luglio <strong>lascerà la sua carica</strong> e questa non è la migliore notizia in un momento così delicato e importante.</p>
<div id="attachment_7982" class="wp-caption alignright" style="width: 610px"><img class="size-medium wp-image-7982 " title="blog1" src="http://adoptanegotiator.org/wp-content/uploads/2010/04/blog1-300x215.jpg" alt="Sembra di essere tornati indietro di undici mesi.." width="600" height="430" /><p class="wp-caption-text">Sembra di essere tornati indietro di undici mesi..</p></div>
<p>Mancano circa <strong>sette mesi</strong> al prossimo COP16 e niente.. sembra che tutto si sia fermato, che si stia ancora <strong>digerendo il boccone amaro</strong> di Copenhagen.</p>
<p>Eppure non dovrebbe essere così. Non ci dovrebbero essere momenti di rilassamento, o almeno <strong>non su questo argomento</strong>.</p>
<p>Che cosa possiamo fare? Copenhagen, nel suo insuccesso ha comunque evidenziato come<em> le persone che vogliono al più presto un accordo sui cambiamenti climatici siano<strong> sempre di più</strong></em>.<br />
Ora bisogna utilizzare l’inerzia creata da quel movimento per ripartire, più forti di prima.</p>
<p>Sono conscio che <strong>sarà molto difficile</strong>, alla luce di quanto successo qualche mese fa, siglare già un accordo in Messico. Ma l’essenziale è <strong>mostrare il nostro supporto verso l’istituzione UNFCCC</strong> e i paesi stessi che ne fanno parte affinchè non si smetta di lavorare su un protocollo vero, vincolante da un punto di vista legale.</p>
<p>Sembra di rivivere gli stessi momenti, ma come già detto con sensazioni diverse. L&#8217;altra volta non si concluse per il meglio, dato che mi era sembrato partissimo molto bene per poi finire male. Questa volta perché non dovrebbe accadere il contrario?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Últimas palabras desde Copenhague / Last words from Copenhagen</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 12:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferran Esteve</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Spain]]></category>
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		<category><![CDATA[politically binding]]></category>

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		<description><![CDATA[Un vídeo de despedida desde las gélidas calles danesas / A farewell video from the icy streets of Denmark]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vídeo acatarrado un pelín antes de irme de Copenhague:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pLXxrOAiPtg&amp;hl=es&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/pLXxrOAiPtg&amp;hl=es&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>I vincitori prendono tutto. The winner takes it all.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 16:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cinquina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti anni fa gli Abba scrissero una canzone che oggi sembra essere la colonna sonora dei COP15.
Non ci credete? Pensate all&#8217;alleanza delle piccole isole stato (AOSIS) che scrivono una lettera aperta ai paesi industrializzati. Pensate al fatto che una volta le AOSIS e i paesi meno sviluppati (LCD) che si sentono ora non più ascoltati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti anni fa gli Abba scrissero una canzone che oggi sembra essere la colonna sonora dei COP15.<br />
Non ci credete? Pensate all&#8217;alleanza delle piccole isole stato (AOSIS) che scrivono una lettera aperta ai paesi industrializzati. Pensate al fatto che una volta le AOSIS e i paesi meno sviluppati (LCD) che si sentono ora non più ascoltati come dovrebbero, rimpiazzati dalla Cina &#8211; la nuova lei nella canzone.<br />
Ora leggete il testo e pensate all&#8217;adattamento, mitigazione, carte negoziali, la storia che farà da giudice, ect.<br />
Divertitevi</p>
<p>Many years ago, ABBA wrote a song that today seems to be the soundtrack of COP15.<br />
You do not believe me? Think about the alliance of small island states (AOSIS) who writes an open letter to the industrialized countries. Think about the fact that the AOSIS and least developed countries (LCDs) feel themselves no longer heard and considerated, replaced by China &#8211; the new &#8220;her&#8221; in the song.<br />
Now read the text and think about adaptation, mitigation, negotiating cards, the story will be the judge, etc.<br />
enjoy</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/0sryOCnuj7c&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/0sryOCnuj7c&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Non voglio parlare Di quello che abbiamo passato<br />
Sebbene mi ferisca Adesso è storia<br />
Ho giocato tutte le mie carte Ed è quello che hai fatto anche tu<br />
Non c&#8217;è più niente da dire  Non c&#8217;è più alcun asso da giocare</p>
<p>Chi vince prende tutto<br />
Chi perde si sente piccolo<br />
Accanto alla vittoria<br />
Questo è il suo destino (di lei)</p>
<p>Ero tra le tue braccia Pensando di appartenerti<br />
Sapevo avesse un senso Costruirmi un recinto<br />
Costruirmi una casa Pensando di essere al sicuro<br />
Ma sono stato uno stupido A giocare rispettando le regole</p>
<p>Gli Dei tirano i dadi Le loro menti sono fredde Come il ghiaccio<br />
E c&#8217;è qualcuno qui che  Perde qualcuno a lui molto caro<br />
Chi vince prende tutto Chi perde deve cadere<br />
E&#8217; semplice e chiaro Perché dovrei lamentarmi?</p>
<p>Ma dimmi, lei ti bacia Come ero solito fare io?<br />
Si sente la stessa cosa Quando lei ti chiama per nome?<br />
Da qualche parte nel profondo Dovrai pur sapere che mi manchi<br />
Ma cosa posso dire Le regole vanno rispettate</p>
<p>I giudici decideranno Quelli come me sopportano<br />
Gli spettatori dello spettacolo Restano in platea a guardare<br />
Il gioco continua Un amante o un amico Una cosa grande o piccola<br />
Chi vince prende tutto</p>
<p>Non voglio parlarne Se questo ti rende triste<br />
E capisco che tu Sia venuto a stringermi la mano<br />
Ti chiedo scusa Se ti rende triste vedermi così teso e sfiduciato<br />
Ma vedi, il vincitore prende tutto</p>
<p>ENGLISH</p>
<p>I don&#8217;t wanna talk About the things we&#8217;ve gone through<br />
Though it&#8217;s hurting me Now it&#8217;s history<br />
I&#8217;ve played all my cards And that&#8217;s what you&#8217;ve done too<br />
Nothing more to say No more ace to play</p>
<p>The winner takes it all<br />
The loser standing small<br />
Beside the victory<br />
That&#8217;s her destiny</p>
<p>I was in your arms Thinking I belonged there<br />
I figured it made sense Building me a fence<br />
Building me a home Thinking I&#8217;d be strong there<br />
But I was a fool Playing by the rules</p>
<p>The gods may throw a dice Their minds as cold as ice<br />
And someone way down here Loses someone dear</p>
<p>The winner takes it all<br />
The loser has to fall<br />
It&#8217;s simple and it&#8217;s plain<br />
Why should I complain.</p>
<p>But tell me does she kiss Like I used to kiss you?<br />
Does it feel the same When she calls your name?<br />
Somewhere deep inside You must know I miss you<br />
But what can I say Rules must be obeyed</p>
<p>The judges will decide The likes of me abide<br />
Spectators of the show Always staying low<br />
The game is on again A lover or a friend<br />
A big thing or a small The winner takes it all</p>
<p>I don&#8217;t wanna talk<br />
If it makes you feel sad<br />
And I understand<br />
You&#8217;ve come to shake my hand</p>
<p>I apologize If it makes you feel bad<br />
Seeing me so tense No self-confidence<br />
But you see The winner takes it all<br />
The winner takes it all&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; solo l&#8217;inizio. It&#8217;s only the beginning.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 16:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cinquina</dc:creator>
				<category><![CDATA[E.U.]]></category>
		<category><![CDATA[Italy]]></category>
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		<category><![CDATA[cop15]]></category>
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		<category><![CDATA[EU]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[UNFCCC]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ultimo giorno per loro, il primo per noi.
Last the for them, the first one for us.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimo giorno? Forse.<br />
Sono molte le notizie che si alternano qui a Copenhagen, come ad esempio su <em>colloqui bilaterali</em> tra alcuni paesi (vedi i 55 minuti tra USA e China, o il colloqui Cina e India) o sul <em>prolungamento</em> del COP15 fino a domani, domenica o lunedì  prossimo.<br />
Le sensazioni nelle ultime giornate e nelle ultime ore sono state un’<strong>alternanza di sentimenti</strong> negativi, quasi positivi e ancora negativi.</p>
<p>Al momento, a mio parere, è <strong>impossibile </strong>avere un accordo <strong>degno </strong>di questo nome.<br />
Attenzione, avere <strong>un accordo</strong> non vuol dire avere <strong>l’accordo</strong>.<br />
Questa è la mia più grande preoccupazione, che dal COP15 venga fuori un accordo di <strong>greenwashing</strong> (dove si lascia far credere che l’accordo raggiunto sia positivo quando poi non in realtà i suoi impatti ambientali sono negativi).</p>
<p>Tempo fa si parlava su quale sarebbe stata la migliore opzione, il migliore risultato da raggiungere a Copenhagen: <em>accordo politico forte</em> o <em>accordo legale debole</em>.<br />
Le ONG invece chiedevano e continuano a chiedere quello che hanno sempre voluto: un <strong>accordo legale forte</strong>.</p>
<p>Data la incredibile difficoltà ad averne uno ora, io dico che a questo punto è meglio tornare a casa <strong>a mani vuote</strong> e aspettare ancora, per l’ennesima volta, un altro anno per il <strong>COP16</strong> in <strong>Messico</strong>.<br />
Lo so, si è sempre detto che <em>aspettare</em> vuol dire <em>rimandare</em>, e rimandare vuol dire continuare ad incrementare il <strong>numero delle vittime </strong>dei cambiamenti climatici.</p>
<p>Ma se un nuovo trattato verrà firmato, questo verrà <strong>rivisitato</strong> a quanto pare solo nel <strong>2016</strong>. Firmare un trattato pessimo vorrebbe dire posticipare le decisioni reali per <strong>7 anni, non uno</strong>.<br />
Probabilmente bisogna rimandare tutto al COP bis e al COP16 ancora una volta. Ma questa volta dobbiamo fare di tutto affinché <strong>noi</strong>, le persone, saremo <strong>pronti</strong> per questo evento, <strong>non i nostri leader</strong>!</p>
<p>Negli ultimi due anni il movimento, le persone che seguono questo tema e sono preoccupate per il loro futuro, sono <strong>aumentate in un modo incredibile</strong>, un aumento esponenziale senza precedenti.<br />
Il 24 ottobre 2009, il giorno della mobilitazione mondiale contro i cambiamenti climatici organizzato da 350.org è stato considerato dalla CNN <strong>la più estesa manifestazione</strong> (intesa a livello globale – 130 paesi circa) di attivismo politico mai effettuata <strong>nella storia</strong>.</p>
<p>Ma tutto questo <strong>non basta</strong>. Bisogna <strong>educare</strong> le persone, fargli sapere cosa succede, perché succede, le conseguenze e le opportunità riguardo questo problema.<br />
Una volta che il movimento, che la pressione da parte della società civile sarà davvero forte, allora i leader si adegueranno. Questo è solo l’inizio. Noi promettiamo il nostro meglio.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Las últimas horas de Copenhague / Copenhague, last hours</title>
		<link>http://adoptanegotiator.org/2009/12/18/las-ultimas-horas-de-copenhague-copenhague-last-hours/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 16:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferran Esteve</dc:creator>
				<category><![CDATA[E.U.]]></category>
		<category><![CDATA[Spain]]></category>

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		<description><![CDATA[La cumbre se acerca al final sin acuerdos en lo básico / The summit is approaching to the end without agreement on the basics]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="google_translate_element"></div>
<p><script>
function googleTranslateElementInit() {
  new google.translate.TranslateElement({
    pageLanguage: 'es'
  }, 'google_translate_element');
}
</script><script src="http://translate.google.com/translate_a/element.js?cb=googleTranslateElementInit"></script><br />
<strong>Último día</strong>. <strong>Últimas horas</strong>.<br />
Escribo desde el <strong><em>Fresh Air Center</em></strong>, un lugar en el centro de Copenhague en el que <strong>bloggeros de todo el mundo</strong> nos reunimos para seguir las últimas noticias de la cumbre e intercambiar información.</p>
<p>Desde principios de semana, el secretariado de Naciones Unidas decidió limitar progresivamente el acceso a observadores y ONGs debido a la masiva afluencia de asistentes al Bella Center ¿De quién es la culpa? No lo sabemos. Si acreditas a más del doble de la gente que puedes alojar, corres estos riesgos. La ministra <strong>Elena Espinosa</strong> confesaba el otro día que ella perdió una hora y cuarto para entrar al recinto. Y eso que la cola de los VIP no es cola, es entrada tal cual.</p>
<div id="attachment_7704" class="wp-caption aligncenter" style="width: 624px"><img class="size-full wp-image-7704 " title="ngo" src="http://adoptanegotiator.org/wp-content/uploads/2009/12/ngo1.jpg" alt="ONGs, observadores y otros maleantes." width="614" height="461" /><p class="wp-caption-text">ONGs, observadores y otros maleantes.</p></div>
<p>¿Llegaremos a un acuerdo? ¿Se avecina el colapso de las negociaciones? No seré yo el que os descubra algo nuevo. Ya os habrá llegado que <strong>las expectativas no son muy buenas</strong>. Al parecer, la vicepresidenta primera del Gobierno, María Teresa Fernández de la Vega,  ha comentado que Copenhague &#8220;debe marcar un antes y un después en la lucha contra el cambio climático&#8221;. Y ya lo está haciendo, pero no el mejor de los sentidos.</p>
<p>Ayer por la tarde acudí a un acto en el que hablaron varias jóvenes que llevan a cabo una <strong>huelga de hambre</strong> desde hace más de 40 días. También un joven que estuvo en las protestas de Seattle de finales de los 90. Todos ellos nos animaban a continuar trabajando aunque la cumbre sea un fracaso. Uno de ellos ponía de relieve que “<strong>la lucha contra el cambio climático ha tomado el relevo de las protestas globales</strong>, diez años después del nacimiento del movimiento antiglobalización”.</p>
<p>Lo más interesante que he aprendido estos días es que el movimiento verde se ha convertido en algo tremendamente fuerte y consolidados. Entorno a la lucha contra el cambio climático convergen desde sindicatos a movimientos estudiantiles, grupos antisistema o empresarios que apuestan por la responsabilidad social.</p>
<div id="attachment_7706" class="wp-caption aligncenter" style="width: 624px"><img class="size-full wp-image-7706 " title="realdeal" src="http://adoptanegotiator.org/wp-content/uploads/2009/12/realdeal.jpg" alt="El mundo quiere un acuerdo real." width="614" height="461" /><p class="wp-caption-text">El mundo quiere un acuerdo real.</p></div>
<p>Lo que estamos viendo es un movimiento verde que, además, <strong>enseña los dientes y consigue presionar</strong> a los líderes mundiales para que se presenten aquí a negociar algo que si fuese por ellos, probablemente obviarían.</p>
<p>Mientras escribo esto, proyectan los discursos de los políticos en las pantallas del <em>Fresh Air Center</em>. Algunos son más llamativos que otros. <strong>Hugo Chávez y Evo Morales</strong> despiertan tantas risas como aplausos, depende de la filiación de cada uno y de lo optimista o pesimista que se está ante esta negociación y la naturaleza del proceso.</p>
<p>Hemos visto algunos avances en los dos últimos días. Los <strong>EE.UU.</strong> ha anunciado que se sumarán al fondo de 70.000 millones de euros al año a partir de 2020 para los países en desarrollo si hay un acuerdo en Copenhague. <strong>China</strong> ha logrado algunos avances positivos en la transparencia, y se sigue trabajando por la vía de los dos textos, <strong>manteniendo así el Protocolo de Kioto</strong>.</p>
<p>Sin embargo, <strong>parece que no estemos de acuerdo en los fundamentos</strong> básicos de lo que estamos debatiendo. El cambio climático ya está aquí y sus consecuencias son catastróficas e inmediatas. Y aún así no tomamos las medidas que la ciencia ha demostrado que son necesarias.</p>
<p>Mañana veremos si había motivos para la desconfianza o estábamos todos equivocados. Si lo estábamos, nunca me alegraré más de rectificar <strong>:-)</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Perdendo le parole.. Losing my words</title>
		<link>http://adoptanegotiator.org/2009/12/17/perdendo-le-parole-losing-my-words/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 19:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cinquina</dc:creator>
				<category><![CDATA[E.U.]]></category>
		<category><![CDATA[Italy]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<category><![CDATA[EU]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[UNFCCC]]></category>

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		<description><![CDATA[post scritto ieri.
La confusione si sta impadronendo della conferenza, così come la delusione, l’abbattimento, il dispiacere stanno prendendo pian piano il sopravvento su di noi e tutti quelli che come noi hanno davvero a cuore quello di cui stiamo parlando: la sopravvivenza di popoli.
Ieri vi avevo detto di come le riunioni per chiudere i testi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>post scritto ieri.</p>
<p>La <strong>confusione</strong> si sta impadronendo della conferenza, così come la <strong>delusione</strong>, l’<strong>abbattimento</strong>, il <strong>dispiacere</strong> stanno prendendo pian piano il sopravvento su di noi e tutti quelli che come noi hanno davvero <strong>a cuore</strong> quello di cui stiamo parlando: la <strong>sopravvivenza di popoli</strong>.</p>
<p>Ieri vi avevo detto di come le riunioni per chiudere i testi dell’LCA e del KP (vedere legenda sotto) da consegnare ai capi di stato venissero <strong>continuamente posticipate</strong>.<br />
Il KP, che avrebbe dovuto iniziare alle 4 di pomeriggio, e l’LCA che avrebbe dovuto iniziare alle 7 di pomeriggio sono <strong>iniziati a mezzanotte </strong>e finiti rispettivamente all’<strong>una</strong> e alle <strong>cinque</strong> del mattino.<br />
Il risultato sono due testi prodotti che a quanto pare non accontentano nessuno.</p>
<p>Oltre a tutto questo ci si mette anche l’UNFCCC che questa mattina <strong>ha bloccato</strong> l’entrata di alcune ONG che anche se avevano il pass secondario destinato ai 7000 fortunati di oggi, sono dovute <strong>rimanere fuori</strong>.</p>
<p>Poi i negoziati: nel Bella Center regna un clima <strong>surreale</strong>.<br />
Durante la plenaria del COP prende subito la parola il <strong>Brasile</strong> che annuncia come il capo della propria delegazione sia <strong>rimasto fuori </strong>dal centro conferenze, e di come loro si sentano <strong>poco rappresentati</strong>.</p>
<p>Il Brasile, insieme a molti altri paesi come il blocco del G77, sottolinea come <strong>non sia possibile</strong> che il testo negoziale non sia ancora pronto, e come molte parti dei due testi redatti ieri in realtà <strong>non rispecchino </strong>le volontà di molti paesi.</p>
<p>In effetti il segretariato dell’<strong>UNFCCC</strong> sembrerebbe stia facendo di tutto per <strong>perdere credibilità</strong>, come confermato dal problema degli <strong>accrediti</strong> e della regolazione dell’entrata alla conferenza, o la mancanza di traduttori durante la plenaria del CMP (conferenza delle parti membri del protocollo di Kyoto). </p>
<p>Plenaria che tra l’altro avrebbe dovuto iniziare alle 13 e ancora non inizia (vi scrivo alle 18:30).<br />
Nel frattempo <strong>Connie Hedegaard</strong> (come ogni volta ripeto, la mia preferita), la Presidente del COP ha rassegnato <strong>le proprie dimissioni</strong> ed il suo posto sarà preso dal primo ministro danese <strong>Rasmussen</strong>. Il motivo ufficiale è che, dato che presto arriveranno 110 capi di stato, <strong>è più appropriato lasciare tutto in mano del primo ministro</strong>, ma i rumors qui dicono ben altro invece. Connie sarebbe stata <strong>rimpiazzata </strong>o per via delle sue idee troppo “radicali” – in realtà chiedeva continuamente di lavorare per avere un accordo equo e ambizioso – o per il fatto che pare non abbia apprezzato la <strong>pochezza </strong>del testo danese trapelato la scorsa settimana.</p>
<p>Nel frattempo tutte le persone che sono rimaste fuori seppure erano accreditate per questa conferenza <strong>dimostravano la loro contrarietà alla mancanza di trasparenza di queste processo</strong>, venendo anche caricate dalla polizia.<br />
Nulla lascia presagire qualcosa di buono.<br />
A questo punto se bisogna scegliere si deve scegliere di <strong>continuare</strong> a trattare, anche se posticipare ancora potrebbe risultare in un suicidio, oppure <strong>accettare</strong> un accordo che quasi sicuramente sarà di <strong>greenwashing</strong>, ovvero un accordo che sembrerebbe buono, ma che in realtà non lo è.</p>
<p>Intanto uno studio rivela che i cambiamenti climatici ora <strong>stanno costando</strong> all’Italia l’<strong>1,6% del suo prodotto interno lordo</strong>. E questa percentuale è destinata a salire di anno in anno.<br />
Ma mi raccomando, non fatelo sapere in giro..</p>
<p>KP – ulteriori impegni sul protocollo di Kyoto<br />
LCA – azione di cooperazione per il lungo periodo</p>
]]></content:encoded>
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